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La Grande Muraglia di Fuoco: un firewall per la libertà d'espressione

by Fabrizio Reale last modified 2006-01-13 18:02

Il caso della Wikipedia cinese rivela un forte controllo ideologico da parte di Pechino. Cose immaginate solo nei romanzi di George Orwell: "in Cina perfino Internet non ha memoria".

Il Governo cinese è riuscito ad oscurare definitivamente Wikipedia, l'enciclopedia libera di Internet, bloccando l'accesso alle sue pagine da tutta la Cina. Nei 255 milioni di vocaboli, ci sono troppe voci scomode, come "democrazia" e "Tienanmen 1989". Wikipedia è un sito libero, aperto a tutti gli utenti che vogliono fare ricerca, e non si preoccupa certo di fare politica o viziare le opinioni, Ma a Pechino non la pensano così, e oggi, al posto del risultato della ricerca, compare una pagina bianca.

Quella di Wikipedia però non è l'ultima delle censure che la Cina infligge a Internet. Secondo il Center for Internet and Society dell'università di Harvard, la Cina è il paese che spende più energie per controllare i flussi di informazione che si scambiano gli utenti. Più di 30.000 tecnici sono impiegati alla sorveglianza, alla censura, al filtraggio. Xiao Qiang, un dissidente cinese, si era dedicato allo studio del fenomeno, riuscendo ad estrarre il software che il governo adotta per le parole sospette. Esistono 1.041 termini che vengono "bloccati". Ma solo il 15% appartengono alla pornografia, mentre tutte le altre riguardano la libertà e i diritti umani.
Ci sono "democrazia", "libertà" e tutti i suoi composti e derivati (Free-China, Free-Net), "corruzione", "manifestazione", "sciopero", "Tibet indipendente", "Falun Gong". C'è anche "figli di dirigenti del partito", forse per individuare tentativi di ricerca online sui patrimoni familiari, le aziende che possiedono, i consigli d'amministrazione di cui sono membri. Se qualcuno cerca ripetutamente di collegarsi a siti che trattano queste tematiche, ecco cadare misteriosamente la connessione. La chiamano la Grande Muraglia di Fuoco, il più grande firewall mai creato, che non serve a bloccare i virus, bensi le ideologie scomode, come nel romanzo 1984 di George Orwell.

E i vecchi metodi di censura non sembrano essere andati del tutto in pensione. Dopo la segnalazione, da parte di Yahoo, del contenuto di una mail alla polizia cinese, il giornalista Shi Tao, che denunciava proprio i i metodi di censura, è finito in carcere. Pochi giorni fa, un altro blog cinese, che per primo aveva dato la notizia dello sciopero della redazione di Notizie di Pechino, è stato oscurato addirittura dalla Microsoft. Come sostiene l'organizzazione Human Rights, "in Cina perfino Internet non ha memoria". Ma quello che più sbalordisce è il comportamento delle grandi aziende che sono disposte a collaborare con i meccanismi di censura pur di compiacere il governo di Pechino. Nessuno vuole infrangere le leggi locali, ma soprattutto nessuno vuole perdere presa in un mercato che conta più di 100 milioni di navigatori online.